La tartaruga parlante

C’era una volta un’anziana signora, che aveva due figli. Il primo aveva fatto fortuna ed era ricchissimo, ma non aveva mai dato il minimo aiuto alla madre o al fratello; il secondo, invece, era povero e senza lavoro, ma era sempre stato vicino alla madre e la aiutava con le faccende di casa. Arrivò il Capodanno. Madre e figlio erano così poveri che non avevano nulla da mangiare per cena. Così, il fratello minore, si offrì di andare a cercare qualcosa da mettere sotto i denti. Si mise sulla spiaggia e cercò di pescare qualcosa, ma non riuscì a prendere nulla. Stava per tornare a casa a mani vuote, quando dal mare uscì una tartaruga.
“Che fortuna!” pensò il ragazzo “Questa sera mangeremo un delizioso brodo di tartaruga”. Stava per colpire l’animale con un sasso quando la tartaruga, con un filo di voce, lo supplicò: “Non uccidermi! Sono così povera e sfortunata; non ho niente da mangiare e sto morendo di fame. Aiutami”.
Il ragazzo, alquanto sorpreso, risparmiò la vita alla tartaruga e la prese con sé. Poi, corse dal fratello maggiore, che gli aprì la porta di casa controvoglia.
“Cosa vuoi? Non ho niente da darti” gli disse il fratello.
“Ma no” rispose l’altro “ho trovato una tartaruga parlante e volevo portarti a vederla”.
“Che sciocchezza, non esistono animali parlanti!”
“Fidati di me e seguimi”.
“Niente affatto; sei un bugiardo oltre che uno sciocco”.
A questo punto, il fratello minore propose all’altro una scommessa: se avesse avuto ragione, avrebbe preso tutte le sue ricchezze. In caso contrario, sarebbe diventato uno dei servi del fratello. Così i due andarono dietro un cespuglio, dove la tartaruga si lamentava:
“Ah povera me! Non ho niente da mangiare, come farò mai?”
“Visto?” disse il fratello minore meravigliato. E così, secondo i patti, il maggiore dovette cedere tutti i suoi averi.
Tuttavia, grazie alla sua furbizia, il maggiore in poco tempo recuperò la fortuna persa. Poi, andò dal fratello e gli chiese la tartaruga parlante; infatti, aveva escogitato un trucco per guadagnare un’immensa fortuna. Con la tartaruga sottobraccio, si recò da un nobile della sua regione e gli propose una scommessa: se riuscirò a far parlare questa tartaruga, mi darai un carro traboccante d’oro e di gemme; in caso contrario, ti darò tutti i miei averi.
Questa volta, però, la tartaruga non proferì parola e rimase muta tutto il giorno. Così, il fratello maggiore perse tutto per la seconda volta. Infuriato, uccise la tartaruga. Quando se ne accorse, il fratello minore la volle riportare a casa e la seppellì in giardino, con tutti gli onori. In quel punto, nacque un bambù, così grande che ci sarebbero voluti tre uomini per abbatterlo.
Un giorno, il fratello minore decise di tagliarlo e rivenderlo; tuttavia, quando tagliò la prima sezione, uscirono fuori monete d’oro, in quantità da fare invidia a un nobile. Dalla seconda sezione uscì una montagna di riso pregiato; dalla terza sezione, infine, uscirono fuori cascate di diamanti, rubini e ogni sorta di gemma preziosa. Il ragazzo, grazie alla gratitudine della tartaruga, divenne l’uomo più ricco del paese e usò le sue ricchezze non solo per sé e per sua madre, ma fece molte opere di bene. Il fratello maggiore era pieno d’invidia. Una notte s’intrufolò nella casa e si mise a tagliare il bambù: dalla prima sezione uscì sterco di cavallo fumante, dalla seconda sezione del fango avvelenato; dalla terza, infine, un nugolo d’insetti che cominciò a morderlo e pungerlo finché non corse via.
Quando il fratello minore ascoltò le disavventure del fratello, gli disse: “Fratello mio, la vita è stata amara con te, perché tu sei stato amaro con tutti noi. Ad ogni modo, ho accumulato così tante ricchezze che voglio restituirti la tua casa”. E così fece.

[Fiaba della tradizione giapponese]

 

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